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Mimnermo
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Mimnermo di Smirne (in greco antico Μίμνερμος?, Mímnermos; Colofone o Smirne, VII secolo a.C. – prima metà del VI secolo a.C.) è stato un poeta elegiaco greco antico.
Contents
• Opere
• Note
• Edizioni
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Biografia
Il nome di Mimnermo ha il significato etimologico di "colui che resiste su l'mwbgErmo", un fiume dell'mwbwEolide e fu probabilmente attribuito a un avo del poeta in ricordo della sua valorosa partecipazionecite-ref-1[1] a una vittoria riportata dai mwdaGreci di mwdqSmirne contro i mwdgLidi del re mwdwGige in questa localitàcite-ref-2[2].
Della sua vita sono ad oggi giunte pochissime notizie, per lo più abbastanza vagheː nacque, secondo mwfqStrabone, a mwfgColofonecite-ref-3[3], o a mwgwSmirnecite-ref-4[4] secondo la testimonianza di mwiaPausania il Periegeta, e visse probabilmente tra la seconda metà del mwiqVII e l'inizio del mwigVI secolo a.C.cite-ref-5[5].
Il lessico mwkamwkqSuda pone il periodo della sua maturità tra il mwkg632 e il mwkw629 a.C.cite-ref-6[6]; tale informazione potrebbe essere confermata dalla notizia riportata da mwmaPlutarcocite-ref-7[7], secondo cui Mimnermo sarebbe stato testimone di un'mwnqeclissi di sole che potrebbe essere la stessa riferita anche da mwngArchiloco, nel mwnw647 a.C.. Risulta, tuttavia, possibile che l'eclissi citata da Plutarco sia invece da identificare con quella verificatasi nel mwoa585 a.C.: in tal caso la data di nascita e il periodo di attività di Mimnermo sarebbero da posticipare. Ad avvalorare questa tesi contribuisce lo scambio di elegie che Mimnermo ebbe con mwoqSolone, nato nel mwog640 a.C. e solo di pochi anni più giovane dello stesso Mimnermocite-ref-8[8], nonché il fr. 14 W., in cui Mimnermo racconta la partecipazione di un suo avo alla guerra condotta da Smirne contro il mwpwre di Lidia, Gige, morto intorno alla metà del mwqaVII secolo a.C.. mwqqSolone lo chiama Ligiastiadecite-ref-9[9], patronimico che significa "figlio di Ligiaste" (e se mwrgmwrwSuda lo dice figlio di Ligiastiade c'è forse soltanto una storpiatura del nome)cite-ref-lirici-greci-10-0[10].
Fu un flautista, come la donna di cui fu innamorato (o almeno così tramanda la tradizione)cite-ref-11[11].
Opere
La produzione di Mimnermo comprendeva mwvaelegie, divise dai mwvqfilologi alessandrini in due libri, il primo dei quali era intitolato mwvgmwvwSmirneide, un poemetto o una raccolta elegiaca che raccontava la guerra dei Greci di Smirne contro i Lidi governati dal re Gige, mentre il secondo mwwaNannò, dal nome della donna amata dal poeta, una flautista; tale nome non si ritrova tuttavia nei frammenti superstiti, ma è dato da mwwqAteneocite-ref-12[12]. Di tutta la sua produzione poetica è giunta fino a noi una ventina di frammenti per un totale di circa 80 versi. Tuttavia il prologo degli mwxgmwxwAitia di mwyaCallimaco rende problematica tale bipartizione:
«τοῖν δὲ] δυοῖν Μίμνερμος ὅτι γλυκύς, αἱ γ' ἁπαλαὶ [...
] ἡ μεγάλη δ' οὐκ ἐδίδαξε γυνή.»
(Callimaco, Aitia, fr. 1, vv. 11-12cite-ref-13[13])
"La grande donna" di cui parla Callimaco è sicuramente la mwzwSmirneide, che, essendo un poema, dunque un'opera molto corposa, e probabilmente di argomento epico, non doveva rispondere agli ideali callimachei di brevità e leggerezza, da ciò deriva dunque il giudizio negativo del poeta alessandrino.
Resta invece dubbio se le "sottili poesiole" siano un riferimento a una terza opera o alla Nannò. La prima tesi sembra però invalidata dal primo verso citato, in cui il poeta fa esplicito riferimento a due opere (in greco δυοίν): l'espressione sarebbe dunque da intendere come un riferimento all'altra opera nota di Mimnermo (la mwaqNannò). L'apprezzamento espresso da Callimaco fa intuire che non potesse trattarsi di un poema; si è dunque ipotizzato che fosse un insieme di componimenti brevi, rispondenti al gusto alessandrino del "lepos" e "brevitas". A quest'ultima opera si ispirerà un concittadino di Mimnermo, mwagErmesianatte per la propria opera dedicata all'amata Leonziocite-ref-14[14].
Il mondo poetico e concettuale di Mimnermo
Dai pochi frammenti giunti a noi è difficile giudicare dell'arte di un autore. Nell'antichità era apprezzato soprattutto in qualità di poeta d'amore, come testimoniato da mwcqErmesianatte, poeta alessandrino, che, nell'ultimo di tre libri di elegie dedicati ad una certa Leonzio, annovera, tra altri nomi illustri (mwcgOmero, mwcwEsiodo, mwdaAlceo, mwdqAnacreonte), anche Mimnermo quale poeta eroticocite-ref-15[15]. In tale veste è apprezzato anche da Properziocite-ref-16[16]. Tuttavia di questa tanto elogiata produzione poetica amorosa a noi nulla è giunto.
La polemica contro la vecchiaia nella letteratura greca.
Nei lirici greci la vecchiaia (segnata, come la senectus latina, a 60 anni) è considerata un impietoso decadimentocite-ref-17[17]: Teognide rimpiange la giovinezza, Saffo sembra rassegnarsi alla senilità, Anacreonte considera un male naturale da cui è impossibile fuggire. Per Mimnermo il sopraggiungere della vecchiaia rende l'uomo turpe e spregevole, odioso a fanciulli e donne, i soggetti erotici per eccellenza: egli non può più godere dei dolci e desiderabili doni di Afrodite, non gioisce neppure nel vedere i raggi del sole, tanto tormentato da tristi pensieri nel cuore (fr. 1 W). Proprio su questa concezione della vecchiaia si incentra il dibattito con Solone, che, nel frammento 20 westcite-ref-18[18], esprime una visione della vecchiaia differente da quella di Mimnermo: per il legislatore ateniese essa non è una fase di decadenza fisica, bensì simbolo di saggezza; col trascorrere degli anni l'anziano ha accumulato un'esperienza che può essere supporto per le nuove generazioni, nonché rappresentare il passato e la tradizione della città, come emerge nel frammento 18 Westcite-ref-19[19]. Tale concezione della senilità trova conferma anche nel mondo omerico in cui i soli anziani, presso le porte Scee, non si lasciano folgorare da Elena, pur ammirandone la bellezza, ed esprimono il desiderio di mandarla via, con parole di saggezza (che ben li distinguono da Paride che, invece, non ha avuto la lungimiranza di prevedere le conseguenze del ratto di Elena): sono paragonati a delle cicale, che proferiscono parole melodiose per la saggezza che esprimonocite-ref-20[20].
Temi comuni nei frammenti a noi giunti sono "l'amore, la giovinezza, le gioie della vita, l'orrore e paura della vecchiaia: interessi antichi che hanno avuto posto nel cuore degli uomini in ogni tempo. Nuovo è il modo in cui egli si accosta a tali esperienze naturali, insieme unendole in splendido connubio o in drammatico contrasto"cite-ref-21[21]. La sua poesia è inondata da un profondo pessimismo. Pessimisti erano anche mwkwOmero, mwlaArchiloco, mwlqPindaro, mwlgSimonide, tuttavia in questi casi il pessimismo è solo di breve impaccio al loro canto, che riesce ad affissarsi sulle immagini di bellezza, esaltandole e sublimandole, senza mortificarle con le ombre della morte e della vecchiaia. Al contrario, in Mimnermo, tali immagini, pur colpendo il suo animo, vengono subito offuscate da lugubri meditazioni, com'è evidente nel confronto tra la similitudine della vita umana con le foglie e l'analoga similitudine omericacite-ref-lirici-greci-10-1[10]. Infatti, se nellmwmw'mwnamwnqIliade le generazioni sono paragonate al cadere delle foglie con una immagine dinamica in cui nuove foglie sostituiscono quelle cadute e che si conclude con la visione della primavera, nel frammento 2 West il dato pittoresco viene appena ricordato, dopo il poeta si abbandona in una triste riflessione che termina con le figure delle nere parche. Anche l'amore si accompagna costantemente al dolore: il rimpianto sovrasta sempre il piacere.
Il tema della mwnwgiovinezza, contrapposta alla vecchiaia, definita odiosa, riveste un ruolo di primo piano nella sua produzione poetica: il poeta si augura che la morte lo colga a 60 anni (fr. 6 W). Dinanzi alla prospettiva desolante del decadimento, morire è meglio che vivere; è il tipico atteggiamento mentale ionico che si pone al disopra della vita e, a partire da un orientamento soggettivo, è in grado di osservarla nella sua totalità, auspicandone addirittura la fine se essa dovesse perdere il suo valorecite-ref-22[22].Visione altrettanto negativa della senilità emerge nel frammento 4 West, in cui, tramite l'exemplum mitologico di Titono, la vecchiaia è definita un male infinito, più gelido della triste morte.
La visione positiva della vecchiaia, accolta da Solone, poeta di elegia politica, è rinnegata da Mimnermo, che invece la ritiene una fase di decadenza fisica che impedisce all'uomo di godere di tutti i piaceri della vita, anche la vista del solecite-ref-23[23], tormentato da tristi pensiericite-ref-24[24]. La condizione giovanile è migliore perché una situazione di spensieratezza, in cui il fanciullo non è in grado di discernere il bene dal male, a lui ancora sconosciuti, come si legge nel frammento 2 West: ciò da un lato rende il giovane sprovveduto e spesso incosciente (si pensi al Paride omerico dinanzi alle porte Scee), dall'altro invece gli assicura quella serenità fanciullesca che si contrappone alla pensierosità della condizione senilecite-ref-25[25].
Stile e influssi
Dai pochi versi conservati, Mimnermo risulta un «maestro della storia e del metro elegiaco»cite-ref-26[26].
La sua dipendenza dal lessico omerico è notevole, anche se ha la capacità di rendere pensieri non omerici (come quelli del fr. 1 citato) in un linguaggio che è quasi interamente ripreso da mwuaOmero. Il vocabolario dei poemi, gli emistichi, le formule, le similitudini, tutto è omerico, ma da questo materiale Mimnermo crea un nuovo tipo di poesia, di facile grazia e ritmo piacevole. Laddove è necessario, ricorre a neologismi o aggettivi estremamente ricercati, arricchendo l'eredità epica attingendo alla concretezza dell'esperienza soggettiva. Le sue elegie sono imbevute di una grande musicalità: fu un melico anziché un ritmico, prediligendo l'elemento femmineo del mwuqmelos a quello mascolino del ritmocite-ref-tradotti-27-0[27].
Tuttavia accanto alle poesie più flebili possediamo 3 frammenti (uno sul mwvwvello d'oro, citato da mwwaStrabone, due sull'mwwqantica colonizzazione degli Ionii) che mancano della solita musicalitàcite-ref-tradotti-27-1[27].
Sconosciuta ai più, la poesia di Mimnermo ha affascinato i poeti successivi, che molto devono all'opera del flautista di mwxwColofone. Soprattutto il tema della fugacità della vita ha avuto grande fortuna: da mwyaOrazio a mwyqCatullo, che nel celebre carme 5 invita l'amata mwygLesbia ad abbandonarsi ai baci, con la consapevolezza che «Il giorno può morire e poi risorgere,/ma quando muore il nostro breve giorno,/ una notte infinita dormiremo»cite-ref-28[28].
Ma l'autore che forse più deve a Mimnermo è mw0aLeopardi, che nello stile molto ricorda l'elegiaco greco: la sua influenza si denota nel culto della giovinezza, la malinconia dei versi e il rimpianto di un tempo che sfugge all'uomo; il poeta di Recanati riprende poi l'immagine delle foglie quali simbolo della caducità umana nel Frammento XLI dei mw0qmw0gCanticite-ref-29[29].
Altri frammenti
Note
cite-note-11. ↑ Fr. 14 West.
cite-note-22. ↑ M. Casertano - G. Nuzzo, mw6qStoria e testi della letteratura greca, vol. 1, Palermo, Palumbo, 2003, p. 331.
cite-note-55. ↑ Casertano - Nuzzo, mw9qStoria e testi della letteratura greca, p. 326.
cite-note-66. ↑ mw-qSuda, μ 1077: Μίμνερμος, Λιγυρτυάδου, Κολοφώνιος ἢ Σμυρναῖος ἢ Ἀστυπαλαιεύς, ἐλεγειοποιός. γέγονε δ' ἐπὶ τῆς λζ' ὀλυμπιάδος, ὡς προτερεύειν τῶν ζ' σοφῶν: τινὲς δὲ αὐτοῖς καὶ συγχρονεῖν λέγουσιν. ἐκαλεῖτο δὲ καὶ Λιγυαστάδης διὰ τὸ ἐμμελὲς καὶ λιγύ. ἔγραψε βιβλία ταῦτα πολλά. Mimnermo, figlio di Ligistiade,di Colofone o Smirne o Astipalea, (fu) un poeta elegiaco. Fiorì nell'anno della XXXVII Olimpiade(632/29 a.C.), dunque precedette i sette saggi: alcuni dicono invece che fosse un loro contemporaneo. Era chiamato Ligiastiade per l'armoniosa limpidezza. Scrisse molti libri.
cite-note-88. ↑ mwaqiI lirici greci, tradotti da Giuseppe Fraccaroli, Fratelli Bocca Editori, 1910.
cite-note-99. ↑ Solone citato da Diogene Laerzio 1.60.
cite-note-lirici-greci-1010. ↑ mwaqsI lirici greci, cit.
cite-note-1111. ↑ Una indiretta conferma di questa tradizione si può ricavare dalla canzonatura che gli rivolgeva mwaq8Ipponatte, secondo mwaraPlutarco: "nel farlo sonare sul flauto il nomo mwareCradias si può riconoscere una malignità del giambografo (era infatti questa la musica che accompagnava i malfattori frustati)": mwariI LIRICI GRECI (ELEGIA E GIAMBO) TRADOTTI da GIUSEPPE FRACCAROLI, TORINO, FRATELLI BOCCA EDITORI, MILANO - ROMA, 1910, p. 99.
cite-note-1212. ↑ mwaryDeipnosofisti, XIII, 597
cite-note-1313. ↑ [e] de[i] due, che Mimnermo sia dolce, le sottili[poesiole], ma non la grande donna lo insegna. trad. D'Alessio.
cite-note-1414. ↑ Lightfoot, p. 148.
cite-note-1515. ↑ Anche Minmnermo, che, dopo lunghe sue doglie, rinvenne/ l'eco soave, e il molle del pentametro spiro,/ ardea per Nanno, I poeti greci tradotti da Ettore Fraccaroli
cite-note-1616. ↑ mwasmElegie, I 9,11, trad. Fedeli: "Plus in amore valet Mimnermi versus Homero | in materia d'amore un verso di Mimnermo ha più valore dell'intera poesia di Omero".
cite-note-1717. ↑ Francesco Piazzi, Hortus apertus - Autori, testi e percorsi, Cappelli Editore 2010
cite-note-1818. ↑ "μεταποίησον, Λιγυαιστάδη, ὧδε δ᾿ ἄειδε· “ὀγδωκονταέτη μοῖρα κίχοι θανάτου.". Cambia, stirpe dei dolci poeti, (questo verso, in riferimento al frammento 6 west di Mimnermo) e canta così: "Ottantenne mi colga un destino di morte".
cite-note-1919. ↑ "γηράσκω δ᾿ αἰεὶ πολλὰ διδασκόμενος"(Imparando sempre molte cose invecchio)
cite-note-2020. ↑ Omero, Iliade, III vv.146-160
cite-note-2121. ↑ A. Garzya, mwatmStudi della letteratura greca, Paravia, 1991, p. 66.
cite-note-2222. ↑ W. Jaeger, paideia, vol.I, p. 279.
cite-note-2323. ↑ frammento 1 West
cite-note-2424. ↑ mwat0ibidem
cite-note-2525. ↑ πήχυιον ἐπὶ χρόνον ἄνθεσιν ἥβης τερπόμεθα, πρὸς θεῶν εἰδότες οὔτε κακὸν οὔτ᾿ ἀγαθόν(per il tempo di un cubito godiamo dei fiori della giovinezza, non conoscendo da parte degli dei né il bene né il male)
cite-note-2626. ↑ A. Garzya, mwauqStudi sulla lirica greca, p.66.
cite-note-tradotti-2727. ↑ mwauoI poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli.
cite-note-2828. ↑ «mwau4Soles occidere et redire possunt:/nobis cum semel occidit brevis lux/nox est perpetua una dormienda» (traduzione di mwau8Salvatore Quasimodo).
cite-note-2929. ↑ «Umama cosa picciol tempo dura,/e certissimo detto/disse il veglio di Chio,/conforme ebber natura/ le foglie e l'uman seme».
Bibliografia
Studi recenti
• mwavc(EN) Archibald Allen (a cura di), The fragments of Mimnermus: text and commentary, F. Steiner, 1993, p. 168.
• D. Campbell, mwavoGreek Lyric Poetry (Bristol, ristampa 1998).
Edizioni
• mwav4Martin Litchfield West, mwav8Iambi et elegi Graeci ante Alexandrum cantati (Oxford Clarendon Press 1971-1972; nuova edizione 1989-1992; ristampa in un solo volume 1998. ISBN 0-19-815266-3).
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itMimnèrmo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaAugusto Rostagni, MIMNERMO, di Colofone, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
• citerefsapere-itMimnèrmo, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Mimnermus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere di Mimnermo, su Open Library, Internet Archive.
• (EN) Mimnermo, su Discogs, Zink Media.
• mwawc(DE) Zweisprachige Textauswahl zu den griechischen Lyrikern mit zusätzlichen Hilfen, su gottwein.de.